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Il gioco consiste nell'indovinare la somma dei numeri che vengono mostrati con le dita dai giocatori. Simultaneamente i due giocatori tendono il braccio mostrando il pugno oppure stendendo un numero di dita a scelta mentre gridano, quasi a voler intimorire l'avversario, un numero da 2 a 10 (la morra), generalmente in forme dialettali a volte storpiati con espressioni molto colorite che variano di paese in paese. Il giocatore che vince mantiene la mano e dovrà combattere con l'altro giocatore della squadra concorrente e così via. Il gioco finisce quando si raggiunge il punteggio deciso a priori. Si può giocare uno contro uno (la forma base del gioco) oppure due contro due, ovvero quattro giocatori divisi a squadre dove le squadre sono poste specularmente. I punti sono guadagnati dal singolo sfidante ma sono conteggiati nel punteggio della squadra. La morra, nonostante sembri un gioco semplice, in realtà è faticosa e difficile: il gioco si svolge con la massima velocità, con ritmo cadenzato, con clamoroso effetto acustico tanto da comportare spesso forti indolenzimenti al braccio, oltre che completa perdita della voce. Mentre il gioco va avanti i ritmi aumentano rapidamente e non è facile mantenere la concentrazione. Il giocatore, in piccolissime frazioni di secondo, deve essere capace di ragionare in due sensi: - analizzare e prevedere il gioco dell'avversario; - non giocare mai i numeri che si aspetta l'avversario; per fare ciò il giocatore deve possedere un'ottima capacità di osservazione ed una notevole velocità di ragionamento. E' un gioco basato sull'intuizione e sulla velocità e certi vecchietti, esperti ed astuti, si prendono delle belle rivincite sul tempo infliggendo sonore batoste a persone molto più giovani di loro. Chi ha riflessi rapidissimi e grande destrezza può barare modificando il proprio numero di dita stese, così da volgere a proprio vantaggio la situazione determinata dal numero di dita che una frazione di secondo prima è stato chiaramente e definitivamente mostrato dall'avversario Per questo, e per la violenza gestuale e verbale che comporta, la Morra nei locali pubblici è tassativamente proibita, anche se non mancano occasioni per poter giocare (e assistere) a gare avvincenti, specie in occasioni di sagre e feste di paese. La Morra è un gioco praticato in moltissimi paesi, soprattutto quelli del bacino del Mediterraneo, in quanto deriva dalla pratica utilizzata fin dall'antichità di contare sulle dita. Le sue origini sono tuttavia sconosciute visto che è stato tramandato oralmente di generazione in generazione e per questo non ci sono informazioni scritte sulla sua nascita. Anche il significato della parola "morra“ è ignoto; probabilmente deriva da latino murris, mucchio, cumulo di pietre, anche se i Romani chiamavano il gioco micatio, dal verbo micare (saltellare), sottintendendo digitis (le dita). Essendo stati probabilmente per primi dei pastori a giocarlo, seduti su pietre a sorvegliare i loro greggi di pecore, la versione murris può anche essere attendibile. Ancor oggi in Abruzzo e in Molise, in passato terre di pastori, si usa l’espressione morra di pecore per significare un gruppo di questi ovini racchiusi in un‘area limitata da muretti di sassi. Un’altra ipotesi è che derivi dal termine mediterraneo morra che significa rissa, confusione, frastuono e il gioco in effetti è molto concitato, rumoroso, quasi violento. Per alcuni proprio la mano chiusa ha dato il nome al gioco. Ricorderebbe infatti la "mora", il frutto di bosco assai ben conosciuto nelle società contadine. Ma non è certo questa l'ipotesi più convincente. Per taluni Morra o Mora deriverebbe dalla diffusione del gioco tra gli arabi, e quindi tra i Mori. Per altri deriverebbe dal francese "mourre". Quel che è certo è che in Italia le prime tracce si trovano in uno scritto medioevale (1324) scoperto a Santa Anatolia in provincia di Macerata. In esso si parla di "morre" facendo riferimento ad alcuni giochi del tempo. Il gioco della "mora" (con una erre sola) compare nel Vocabolarietto della lingua furbesca (1480) da Luigi Pulci. In Italia, questo gioco è giocato con passione; inoltre è giocato nelle isole del mare del sud (Cina). Nel passato è stato giocato sia dagli egiziani, come risulta dai giochi di Falkener e da due pitture funerarie in cui vengono riprodotti due momenti di gioco; che dai greci anche, anche se non sappiamo come fosse stato denominato, ma si suppone che fosse simile a "lachmos" o "daktylon dia kleros"; la leggenda narra che fu Elena ad inventare il gioco della morra intenzionata a giocare con il suo amato Paride e a farlo perdere. Non c’è nessun riferimento di questo gioco nella letteratura greca prima dell'impero, ma compare in alcune opere d'arte, come in un vaso dipinto conservato al museo di Berlino e nella collezione di Lambert a Parigi. Non è spiegato tuttavia l'uso del bastone che compare in queste opere d'arte. Alcuni archeologi suppongono che fosse usato per mantenere la distanza fra entrambi i giocatori, degli altri sono dell’idea che servisse per evitare di usare la mano sinistra, altri ancora pensano che fosse usato per contare i punti. Nell'impero romano, secondo Cicerone e Petronio nel capitolo 44 del Satytricon, per designare un uomo al di sopra di tutti i sospetti, si diceva: "con lui potete giocare di morra anche al buio" (Dignus est, quicumque in tenebris mices). Questo dimostra quanto vecchio e popolare fosse stato il gioco di Morra per i romani. Quando qualcuno aveva dei contenziosi questi venivano risolti giocando a Morra, come succedo oggi con il tiro della moneta, ed ugualmente accadeva nelle vendite e nei commerci delle merci, quando non si riusciva a trovare alcun accordo. Nelle terre dell'Islam la Morra non era soltanto uno strumento di decisione tra gli uomini ma era utilizzata come rito divinatorio fino a quando non fu interdetta dal Corano. Ben lontano da ogni utilizzo simbolico del gioco, la letteratura ci racconta che la Morra era praticata durante il Rinascimento dal personale delle case durante le ore non di punta e che i padroni non la vedevano di buon occhio in quanto era considerata come un segno di disinteresse e d'abbandono delle mansioni domestiche. Alessandro Manzoni dedica al gioco una parte nel capitolo VII de i Promessi Sposi con vino, chiasso e baldoria. Purtroppo la morra era anche uno dei pochi svaghi che i nostri soldati avevano durante le notti fredde nelle trincee durante la Grande Guerra. Nell'Italia più recente la Morra è stata bandita dal regime fascista nel 1931 in quanto foriera di azzardi e risse (e talvolta lutti) fra i contendenti che si accusavano di aver barato e tutto per non pagare il fiasco di vino scommesso o per salvaguardare il prestigio personale di abile giocatore. La legge tuttora vieta (sulla base del Testo Unico per le Leggi in materia di Pubblica Sicurezza, T.U.L.P.S.) il gioco della morra nei luoghi pubblici, nonostante ciò, seppur di nascosto, la gente ha continuato a giocare. Così non è invece in Spagna, altro paese in cui la morra è giocata, specie nella regione dell'Aragona, o in Corsica, altra regione del Mediterraneo in cui si gioca. Ciò non sorprende in quanto, essendo stato un gioco largamente diffuso nelle stesse legioni romane, la morra ha suscitato interesse in tutte quelle zone che un tempo furono colonie dell'Impero romano Di seguito sono state riportate alcune delle regole tra le più comuni che vengono applicate nella nostra penisola. Non essendoci mai stato un regolamento ufficiale del gioco e soprattutto considerando che la morra si è sempre tramandata esclusivamente per via orale è un dato di fatto trovare una diversità di modi di interpretarla a seconda della regione di appartenenza. A tale proposito rimandiamo eventuali approfondimenti alle pagine dedicate alle singole regioni.
Preliminarmente
si concorda il punteggio da raggiungere: 16, 18 o 21
Si gioca al meglio delle tre partite
Si può giocare uno contro uno o a squadre (due contro due, ma anche tre contro tre e via dicendo)
Il
punto viene raggiunto se si indovina il punteggio ottenuto sommando i
punti segnati con le mani
Le
mani devono essere ben visibili ai giocatori
Non
è consentito assolutamente cambiare il punteggio una volta che le mani
sono state stese
Se entrambi i giocatori indovinano il punto, questo non viene assegnato e si va avanti con la giocata successiva
La chiamata si effettua a ripetizione continua, ovvero la battuta del pugno a vuoto avviene solo all’inizio di ogni punto nuovo per sincronizzare i due giocatori.
Se
un giocatore fa il punto, ma continua a giocare (chiamare), il punto
stesso non è acquisito.
Se entrambe le squadre arrivano in parità ad un punto dalla vittoria, si azzera il punteggio, si ricomincia una nuova partita e vince chi raggiunge per prima 5 o 7 punti.
E’ concessa facoltà alle coppie contendenti di accordarsi, prima di ogni incontro, sull’opportunità di allungare le partite ad oltranza (anziché “per un massimo di due volte”), facendo però salvi tutti gli altri punti dell’articolo precedente.
Una variante delle due regole precedenti è quella di allungare la partita solo quando le due squadre arrivano in parità a due punti dalla vittoria, in tal caso si allunga di 5. Di conseguenza se si raggiunge la parità ad un punto dalla vittoria non sarà concessa alcuna proroga. Un'altra variante è che spetta alla squadra che conquista il punto del pareggio (sia a un punto dalla fine, che due o tre) decidere se allungare la partita o meno. In tal caso si allunga fino a 7.
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